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√ Ed Sheeran, l’ascolto di ‘No. 6 collaborations project”

All’incirca un mese fa, Ed Sheeran ha tenuto tre concerti in Italia di fronte a decine di migliaia di spettatori. Sul palco era solo con chitarre, effetti e loop station, una dimensione da one man band inusuale per gli stadi. “No. 6 collaborations project” è concettualmente l’esatto opposto: un disco di collaborazioni in cui Sheeran non è il protagonista assoluto, ma anzi si fa spesso da parte e in alcuni casi diventa uno Zelig che assume la personalità musicale del suo ospite. Non è il sequel di “÷”, ma di un EP intitolato “No. 5 collaborations project” pubblicato prima che Ed diventasse famoso. “Da allora”, ha detto nel corso di una chiacchierata con Charlamagne Tha God, “ho messo giù cose nel mio laptop e nell’arco di un anno – ero sempre in tour in quel periodo – ogni volta che incontravo un artista di cui ero fan o di cui possedevo un album gli chiedevo di venire in studio, non tanto per realizzare una canzone, ma così, per me. Questo album non è il passo successivo della mia carriera, è solo qualcosa che ho fatto e che ho voluto rendere pubblico”.

Rispetto a “No. 5 collaborations project”, oltre alla durata – questo è un vero album di 15 tracce – cambia la caratura degli ospiti. Ora Sheeran è una star globale, il terzo musicista più pagato del pianeta, e può permettersi di collaborare con Bruno Mars, Cardi B, Camila Cabello, Khalid, Travis Scott, Eminem, 50 Cent, Skrillex, Justin Bieber, Chance The Rapper e altri. Non è un disco canonico di Sheeran. Abbondano parti rappate e suoni urban, ma il disco ha un sua varietà stilistica: si va dalla latin trap al rock-blues. È anche una mossa per aprirsi a nuovi mercati. E pur essendo un progetto laterale, delinea nei testi un ritratto preciso di Sheeran, pop star anomala che si tiene lontana dallo show biz.

“No. 6 collaborations project” è destinato restare una curiosità o un’anomalia nella discografia di Sheeran. Poche, pochissime di queste canzoni hanno qualche chance di entrare in pianta stabile nel suo repertorio. Le abbiamo ascoltate in anteprima alla Mondadori di Milano dove è stato aperto un Ed Quarter, ovvero un pop-up shop dove è possibile immergersi nel mondo del cantante. E da oggi, chiedendo di Ed Sheeran ad Alexa, è possibile ascoltare una versione di “I don’t care” in duetto con l’assistente di Amazon. Ecco le nostre prime impressioni, canzone per canzone.

Beautiful People feat. Khalid
Oltre a collaborare con artisti che potrebbero aprirgli nuovi mercati e scrollarsi di dosso l’immagine di cantautore mesto, Ed Sheeran dimostra in “No. 6 collaborations project” la sua adattabilità agli stili altrui. Avviene in “Beautiful people” con Khalid, dove è preponderante lo stile electro-soul ad alta definizione dell’ospite (il pezzo è scritto dai due con Max Martin, Shellback e Fred Gibson). I due rivendicano la loro normalità e cantano che il pericolo più grande è diventare come quella “bella gente” che sta in prima fila alle sfilate, indossa abiti firmati, beve champagne, arrotola banconote per sniffare e fa firmare ai partner accordi prematrimoniali per salvaguardare il patrimonio. È l’inno degli “ordinary boys” che guardano con distacco al circo dell’intrattenimento.

South of the Border feat. Camila Cabello Cardi B
Uno s’immagina un duetto di Ariana Grande con Camila Cabello e Cardi B, non di Ed Sheeran. Eppure funziona e, anzi, “South of the border” è un singolo potenziale, latineggiante e sorretto da un groove vagamente esotico. È Sheeran in versione hot. La canzone è un dialogo sulla seduzione fra lui e Camila Cabello in cui interviene Cardi B: «mi sa che a Ed è venuta la febbre della giungla». Dice “jungle fever”, per la precisione, e non intende la malaria.

Cross Me feat. Chance the Rapper and PnB Rock
L’amore di Ed Sheeran per il rap non è cosa nuova. Qui lo dimostra in una specie di anti-rap in cui al posto di vantarsi dei soldi guadagnati (potrebbe farlo) o delle bitches con cui ha fatto sesso, canta il suo amore per una donna speciale e gonfia i muscoli per dimostrasi protettivo. La produzione moderna, fresca e ballabile, con campionamenti dall’ospite PnB Rock, non è quello che uno s’aspetta da Sheeran.

Take Me Back to London feat. Stormzy
Più che un pezzo, uno scioglilingua in cui il cantante inglese cerca di tenere il passo pazzesco di Stormzy. Sul beat secco e martellante, i due fondono i rispettivi flow e ci fanno sapere che puoi esibirti a Glastonbury, riempire Wembley e fare incetta di Brit Awards, ma prima o poi ti sentirai la nostalgia di casa.

Best Part of Me feat. Yebba
Artista emergente che deve ancora pubblicare un album, vecchia conoscenza di Sheeran, già ascoltata negli album dei Rudimental e di Mark Ronson, Yebba Smith ha una storia drammatica: la madre si è suicidata una settimana dopo la sua prima vera performance pubblica. “Best part of me” è uno dei pezzi più intimi dell’album, con un’introduzione di chitarra acustica, punteggiature di pianoforte, morbidezze varie. È una canzone d’amore in cui si confrontano le prospettive di due amanti inclini all’autocommiserazione. Parafrasando: sono un disastro, eppure lui/lei mi ama.

I Don’t Care with Justin Bieber
Tutto si può dire di Sheeran tranne che non abbia senso dell’umorismo. L’idea da cui è partito l’album era incidere una specie di “Lady Marmalade” all-star con Bruno Mars e Justin Bieber. Alla fine Mars è finito nel pezzo con Chris Stapleton, mentre Justin Bieber duetta con Sheeran in una canzone, l’ennesima, sull’inadeguatezza riscattata dall’amore tutta ritmo, suonini e “ooh, ooh, ooh, ooh, ooh”, con lo zampino di Sheelback, Max Martin, Poo Bear, Fred Gibson. Inizia Sheeran: si trova a una festa, ma si sente un pesce fuor d’acqua, “mi sento un signor nessuno”. Grazie al cielo c’è una lei che lo fa ballare. A quanto pare anche Bieber è alla stessa festa, non si sente un signor nessuno, però ha un attacco d’ansia. Il testo dice: quando sono con la mia baby, yeah, ogni brutto pensiero svanisce. La musica dice: balla con le tue ansie e tutto passerà.

Antisocial with Travis Scott
Questa sì che sembra una novità per il “cantautore sensibile” per eccellenza. Su una base electro incalzante, Sheeran e Travis Scott mettono in scena un personaggio attaccabrighe che esprime in modo aggressivo il desiderio di stare da solo, ripetendo ossessivamente “non toccarmi”. La canzone non ha un grande sviluppo, però è breve.

Remember the Name feat. Eminem 50 Cent
La traccia più attesa in cui Sheeran unisce le forze con due fra i più celebri rapper al mondo è anche una delle più immediate dell’album e rafforza l’idea che, pur essendo stati scritti on the road e immaginiamo piuttosto velocemente, i testi di “No. 6 collaborations project” offrono un autoritratto del cantante inglese. Qui si autodefinisce emarginato, un disadattato nato a 10 miglia da Ipswich cui non interessa acchiappare i proverbiali 15 minuti di fama. Gli fanno eco Eminem e 50 Cent, infuocato il primo nel raccontare di essere passato da Taco Bell a TRL, decisamente più cool il secondo. La morale è nel ritornello quasi fischiettabile: non è ancora il momento di smettere con la musica.

Feels feat. Young Thug J Hus
Ha inizio la parte che a un primo ascolto sembra meno interessante dell’album, una serie di pezzi piatti e ripetitivi. Fra hip-hop e urban, con Auto-Tune o qualcosa di simile, “Feels” suona un po’ risaputa. Le composizioni deboli rappresentano il problema di parte dell’album, ma questo – come tiene a far sapere Sheeran – non l’atteso sequel di “÷”.

Put It All on Me feat. Ella Mai
Ci sono bene o male due temi chiave nel disco: la via di Sheeran alla celebrità e al mestiere della musica e i rapporti con la donna che ama. “Put it all on me” appartiene alla seconda categoria. È un’altra dichiarazione d’amore a chi lo aiuta a passare attraverso tutta la “shit” del mondo. Lui le chiede conforto e lei, interpretata dalla giovane Ella Mai, risponde: balliamo un lento, sarò qui tutte le volte che mi chiamerai, scarica su di me i tuoi tormenti.

Nothing on You feat. Paulo Londra Dave
Resta poco di questo pezzo dal ritmo marcato e implacabile, con una parte in lingua spagnola. Si canta ancora di rapporti. I due sono a casa, fumo di sigaretta ed essenze nell’aria. “Non ti ho mai scambiata per la storia di una notte”, dice lui. Gli amici sono al club e chiamano, ma lui la rassicura: gli amici non lo distrarranno. “Tutto quel che voglio e di cui ho bisogno siete tu e un sofà”, canta Sheeran, artigiano della canzone.

I Don’t Want Your Money feat. H.E.R
Un groove stilizzato di chitarra elettrica sostiene una storia con co-protagonista H.E.R. nei panni dalla ragazza dai sentimenti sinceri. Il tema è uno dei più vecchi al mondo, ma effettivamente la frase “non voglio i tuoi soldi, voglio il tuo tempo” deve provocare un certo sollievo nelle pop star milionarie.

1000 Nights feat. Meek Mill A Boogie Wit Da Hoodie
Lo schema è ultra classico: strofa rappata, ritornello più melodico, con in più echi di vecchio urban, forse addirittura di New Jack Swing. Si canta la vita randagia e insonne in giro per il mondo, ogni giorno in una città differente, e il passaggio dagli Holiday Inn ai grandi alberghi, dai locali agli stadi.

Way to Break My Heart feat. Skrillex
Dopo quattro, cinque canzoni che un po’ affossano il disco, il ritorno di un po’ di melodia è un sollievo. Apparentemente, sembrerebbe una canzone dedicata al primo amore. Nonostante versi come “il primo amore non muore mai” e “sotto i vestiti che ci leviamo c’erano i cuori di due innamorati”, il pezzo suona un po’ sexy, come può essere sexy Ed Sheeran.

Blow with Bruno Mars Chris Stapleton
L’ultima sorpresa. Sheeran unisce le forze con Bruno Mars e Chris Stapleton in un rock-blues che si ispira spudoratamente ai Led Zeppelin nel riff, nella costruzione, nell’urlo alla Robert Plant che lo apre. Non c’entra niente col resto del disco. È strano sentire Sheeran cantare con una certa aggressività “Mi sento come un proiettile sparato da un fucile, mi sento un vincente, sono il prescelto”, mentre Stapleton riferisce di una donna che gli mette i bollori e Bruno Mars chiede a una ragazza: “Qual è la tua fantasia? Vieni qui, parliamone. Vuoi tirare coca in una limousine?”. In pratica, una fantasia rock’n’roll che sembra la negazione della “Beautiful people” che apre il disco.

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