Home / Ginecologia / “Aborti clandestini in aumento in Italia”. Notizia e dati choc: ecco perché succede

“Aborti clandestini in aumento in Italia”. Notizia e dati choc: ecco perché succede

In piena estate ha fatto molto discutere l’uscita pubblica di Lorenzo Fontana, Ministro della Famiglia del Governo Conte, relativa alla questione aborto.  “C’è da dire che in molti casi è per una preoccupazione economica che alcune donne decidono di non avere figli. Mi piacerebbe che lo Stato fosse più vicino a queste donne per far capire loro che, nel dubbio, un figlio è meglio farlo”. Così, dunque, in un’intervista rilasciata a ‘La Verità’, il ministro ha parlato del suo programma, schierandosi contro l’utero in affitto e affrontando i temi di aborto, natalità e coppie gay. Ma l’aborto, che alcuni ‘ministri’ della Lega minacciano di voler abortire, è davvero un dato in calo in Italia? A fare il punto della situazione è Silvana Agatone, presidente della Laiga (associazione che riunisce i medici non obiettori), in una lunga intervista concessa a La Stampa.  Anzitutto, secondo quanto evidenziato dall’esperta, bisogna prestare attenzione alle due tipologie di aborto specificate dalla Legge 194: “Esistono due tipi di interruzione di gravidanza. La prima va effettuata nei primi novanta giorni ed è riconosciuta sulla base di una richiesta motivata della donna. Dopo il novantesimo giorno è possibile solo in caso di precise condizioni di grave pericolo”. (Continua a leggere dopo la foto)

“Per il primo tipo di aborto gli ospedali di buona volontà stabiliscono degli appuntamenti e possono far fronte alle richieste anche assumendo ginecologi esterni a gettone pagati dai contribuenti. Nel caso dell’aborto terapeutico, effettuato dopo il novantesimo giorno, la donna va ricoverata in un reparto di ginecologia e va seguita da un medico non obiettore interno all’ospedale”. E il problema, appunto, emerge quando servono i medici non obiettori. (Continua a leggere dopo la foto)

Secondo i dati stimati da Silvana Agatone questi medici sono ormai: “Pochissimi e quasi tutti in età pensionabile. Nel Lazio siamo rimasti in 7, solo a Roma. Nelle altre province non c’è nessuno. Eppure l’articolo 9 della legge prevede che gli enti ospedalieri debbano offrire entrambi i tipi di servizio”. Dunque, è davvero in calo il numero di aborti in Italia? Assolutamente no: “Ogni volta che noi medici effettuiamo un’interruzione di gravidanza riempiamo una scheda che viene inviata all’Istituto di Sanità e poi al ministero. Contando tutte le schede si ottengono i dati della relazione”. Che cosa viene indagato, quindi, del fenomeno aborto? L’esempio dell’Agatone è molto chiaro: “Pensiamo a quello che è accaduto a Trapani dove di recente è andato in pensione l’unico medico non obiettore che effettuava 80 aborti al mese. Non è stato sostituito, quindi scomparse le schede, scompaiono anche gli aborti. In questo modo a Trapani c’è un calo di 80 interruzioni di gravidanza al mese e il Ministero può sentirsi autorizzato a sostenere che la città può andare avanti anche senza un medico non-obiettore”. (Continua a leggere dopo la foto)

Qual è l’attuale scenario italiano? Secondo l’analisi del presidente di Leiga: “Gli ospedali che offrono il servizio di Ivg sono il 60%, Non si specifica però se offrono entrambi i servizi. Noi che siamo all’interno sappiamo che di questo 60% solo una minima parte offre la possibilità di effettuare anche l’aborto terapeutico”. Cosa significa ciò? Semplicemente che il 40% delle strutture ospedaliere italiane opera: “Fuori legge ma in realtà le strutture che operano senza rispettare la 194 sono molte di più e sono in continuo aumento negli anni”. La soluzione è solo una: “Ci vorrebbe invece un bilanciamento dei diritti. Bisogna tutelare il diritto all’obiezione ma anche il diritto previsto dall’articolo 9 di avere la possibilità di effettuare l’Ivg in tutti gli ospedali. L’equilibrio sarebbe arrivare a un’obiezione del 50% e non del 71% come avviene oggi”.

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