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Il congedo di maternità

Cos’è e come funziona il congedo maternità? Perché si parla di astensione obbligatoria? Si conserva la retribuzione? Cos’è il congedo parentale e come funziona?

La legge italiana provvede a tutelare la donna da prevaricazioni e discriminazioni che possano renderle complesso l’ingresso o la permanenza nel mondo del lavoro. È la stessa Costituzione a stabilire che la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore; le condizioni di lavoro, inoltre, devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge provvede ad ottemperare a quest’obbligo mediante diverse disposizioni: tra le più importanti, rientrano quelle riguardanti il congedo di maternità.

Il congedo di maternità, come vedremo, obbliga la donna ad astenersi dalla propria attività lavorativa nel periodo immediatamente precedente e successivo al parto, al fine di salvaguardare la salute del nascituro e della futura madre. il datore che non rispetta tale periodo di astensione rischia perfino l’arresto. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, allora ti consiglio di proseguire nella lettura: vedremo insieme cos’è e come funziona il congedo di maternità.

Cos’è il congedo di maternità?

Il congedo di maternità [1] consiste nell’obbligo per la donna lavoratrice di astenersi dal servizio nei mesi immediatamente antecedenti e successivi alla data del parto. Non si tratta di una facoltà, ma di un vero e proprio dovere, tant’è vero che il congedo di maternità è anche conosciuto come astensione obbligatoria.

Più nello specifico, in virtù del congedo di maternità la lavoratrice è costretta ad astenersi dal lavoro nei due mesi precedenti al parto e nei tre mesi successivi. Un periodo protetto di cinque mesi, dunque, che però la legge consente di modulare in base alle concrete esigenze della donna.

Flessibilità del congedo di maternità: cosa significa?

È cosa nota che il parto non è un evento esattamente prevedibile: la donna non sa con assoluta certezza quando il figlio vedrà la luce. Allo stesso modo, non tutte le gravidanze sono uguali: alcune purtroppo presentano delle complicazioni, altre invece non creano grossi problemi.

E così, la legge prevede una flessibilità che consente alla lavoratrice di poter godere appieno del congedo di maternità, non perdendone neanche un giorno. Ed infatti, è riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.

Ugualmente, è consentito alla madre di ottenere il congedo solamente un mese prima del parto e per i successivi quattro.

Come visto, quindi, la donna può beneficiare dell’ordinario congedo di maternità consistente in due mesi di astensione prima del parto e tre mesi dopo il parto (2 + 3), oppure di modularlo diversamente a seconda del proprio stato di salute (1 + 4 oppure 0 + 5, a seconda che la lavoratrice voglia beneficiare di un mese prima e quattro dopo il parto, oppure esclusivamente durante il puerperio).

Congedo di maternità in casi particolari

Nei casi di gravidanze difficili, invece, è possibile beneficiare del congedo maternità per tutto il tempo della gestazione, sempreché la situazione di difficoltà sia attestata dal medico. Ugualmente, il divieto  anticipato a tre mesi dalla data del parto è prevista per le lavoratrici occupate in lavori che, in relazione allo stato avanzato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli. Ugualmente, se la donna non può essere adibita a nessuna altra mansione, oppure vi sono concreti rischi per la gravidanza a causa dell’ambiente o del tipo di lavoro, l’interdizione potrebbe essere disposta per l’intero periodo della gravidanza.

Congedo di maternità: data presunta e data effettiva del parto

Poiché, come detto, non è possibile prevedere esattamente la data del parto, alla lavoratrice sono riconosciute, come in una specie di extra, giornate ulteriori se il parto non coincide con la data comunicata al datore di lavoro, cioè con la data presunta del parto. Ad esempio, se la lavoratrice comunica al datore che il 20 luglio partorirà, potrà beneficiare del congedo a partire dal 20 maggio e fino al 20 ottobre (due mesi prima e tre mesi dopo). Orbene, cosa accade se la lavoratrice partorisce non il 20 maggio ma il 25? Nulla: questi cinque giorni vengono computati come extra all’interno del congedo, e la madre potrà tornare al lavoro esattamente tre mesi dopo il parto, cioè il 25 ottobre, non il 20 come comunicato.

Lo stesso accade nel caso di parto prematuro: i giorni non goduti prima del parto si aggiungono al congedo dopo il parto, anche quando la somma dei periodi (pre e post partum) superi i cinque mesi.

Cinque mesi di congedo sono previsti anche per la donna che abbia adottato o le sia affidato un minore.

In caso di ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata, la madre ha diritto di chiedere la sospensione del congedo di maternità e di godere del congedo, in tutto o in parte, dalla data di dimissione del bambino.

La retribuzione durante il congedo di maternità

Durante il periodo di congedo per maternità, le lavoratrici conservano un’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione; molti contratti collettivi pongono a carico del datore di lavoro il restante 20%. I periodi di maternità sono computati ai fini contributivi, dell’anzianità di servizio, della tredicesima e delle ferie. Il periodo di maternità non viene perso se in contemporanea si beneficia anche delle ferie.

Congedo maternità: come si ottiene?

Per ottenere il congedo, occorre presentare apposita domanda al datore di lavoro, corredata da idonea documentazione medica attestante la data del presunto parto. Successivamente al lieto evento, entro 30 giorni, la lavoratrice deve trasmettere il certificato di nascita del figlio oppure dichiarazione sostitutiva.

Nel caso di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza successiva al 180esimo giorno dall’inizio della gestazione, nonché in caso di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, le lavoratrici hanno facoltà di riprendere in qualunque momento l’attività lavorativa, con un preavviso di dieci giorni al datore di lavoro, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla loro salute.

Congedo maternità: a chi spetta?

Il congedo di maternità spetta a:

lavoratrici dipendenti assicurate all’Inps anche per la maternità, comprese le lavoratrici assicurate ex Ipsema;
apprendiste, operaie, impiegate, dirigenti con un rapporto di lavoro in corso all’inizio del congedo;
disoccupate o sospese, ma solo a determinate condizioni;
lavoratrici agricole a tempo indeterminato o determinato che, nell’anno di inizio del congedo, siano in possesso della qualità di bracciante con iscrizione negli elenchi nominativi annuali per almeno 51 giornate di lavoro agricolo;
lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti), secondo quanto previsto dalla legge;
lavoratrici a domicilio;
lavoratrici LSU o APU (attività socialmente utili o di pubblica utilità);
lavoratrici iscritte alla Gestione Separata Inps e non pensionate, tenute però a versare il contributo con l’aliquota maggiorata prevista dalla legge per finanziare le prestazioni economiche di maternità. La relativa indennità è riconosciuta a prescindere dall’effettiva astensione dall’attività lavorativa;
lavoratrici dipendenti da amministrazioni pubbliche (incluse le lavoratrici dipendenti ex Inpdap ed Enpals) le quali sono tenute agli adempimenti previsti dalla legge in caso di maternità verso l’amministrazione pubblica dalla quale dipendono e da cui percepiscono la relativa indennità, corrispondente al trattamento economico, come per legge.
Congedo parentale: cos’è?

Al congedo di maternità, definito astensione obbligatoria, si affianca il congedo parentale che, al contrario, è un’ipotesi di astensione facoltativa.

La legge prevede che, fino al dodicesimo anno di età del figlio (prima della riforma apportata dal Jobs Act era solo fino all’ottavo), i genitori possono astenersi dall’attività lavorativa per un totale di dieci mesi, frazionati o continuativi; i mesi sono undici, se il padre si astiene almeno per tre mesi.

Ciascun genitore può usufruire del congedo parentale per un massimo di sei mesi, elevabili a sette, per il padre lavoratore che esercita il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a tre mesi. Nel caso di parto plurimo, il diritto al congedo parentale sussiste per ciascun bambino.

Il diritto all’astensione facoltativa è riconosciuto anche ai genitori adottivi e affidatari, che possono usufruire dei congedi parentali entro dodici anni dall’ingresso del minore in famiglia.

Le lavoratrici autonome hanno invece diritto di fruire del congedo parentale per un massimo di tre mesi entro l’anno di vita del bambino.

Congedo parentale: come funziona?

Secondo la legge, i genitori possono scegliere tra la fruizione giornaliera e quella oraria del congedo parentale. La normativa precisa che la fruizione su base oraria è consentita in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale.

Ai fini dell’esercizio del diritto al congedo parentale, i lavoratori devono:

preavvisare, salvo casi di oggettiva impossibilità, il datore di lavoro secondo le modalità previste dai rispettivi contratti collettivi e, comunque, con un periodo di preavviso non inferiore a cinque giorni (che diventano due, nel caso di congedo a ore);
presentare per via telematica la relativa domanda all’Inps precisando il periodo di assenza, e consegnarne copia al datore di lavoro.
Congedo parentale e malattia

La malattia della madre o del padre durante il periodo di congedo parentale interrompe il periodo stesso con conseguente slittamento della scadenza e fa maturare il trattamento economico relativo alle assenze per malattia. In tal caso, occorrerà inviare all’azienda il relativo certificato medico e comunicare esplicitamente la volontà di sospendere il congedo per la durata del periodo di malattia ed eventualmente spostarne l’utilizzo.

Il periodo di astensione facoltativa è computato nell’anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alla tredicesima mensilità e alla gratifica natalizia.

note

[1] D. lgs. n. 151/2001.

Autore immagine: Pixabay.com

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