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Paura di guidare: cause, sintomi e consigli per mettersi al volante

La paura di guidare è una monofobia. X monofobia si intende un disturbo d’ansia caratterizzato da una paura costante e irragionevole nei confronti di un oggetto, una situazione o un evento specifico. La fobia di guidare una paura al giorno d’oggi molto diffusa che, a portare alle portata all’estremo può condurre a modificare notevolmente la qualità di vita della persona. Se la tua ansia di stare al volante ti impedisce di guidare con facilità o addirittura ti porta ad evitare completamente l’uso dell’auto potrebbe essere importante iniziare ad affrontare il problema.

Innanzitutto Bisogna ricercare di comprendere la causa, la fobia di guidare può svilupparsi gradualmente o maniera improvvisa in relazione al aver vissuto alcuni di questi scenari: Essere stato vittima o testimone di un grave incidente stradale, essere stato deriso ho preso pesantemente in giro durante il periodo nel quale si cercava di imparare a guidare, aver affrontato un viaggio difficile È pericoloso che  di x sè non ha causato incidenti, Ma che ha portato la persona sperimentare elevati livelli di stress, come guidare Durante un temporale molto brutto o in condizioni di elevata nebbia, infine possono esserci quei casi in cui la persona rimane profondamente colpita o quasi traumatizzata nell’ aver sentito Magari incidenti, ho coinvolto parenti, amici o semplicemente conoscenti.

Cerca di riconoscere i sintomi della monofobia. Quando si soffre di una fobia si sperimentano emozioni e reazioni fisiche che in alcuni casi possono essere lì, e in altri possono essere molto intensi. I sintomi tipici della paura di guidare possono essere molteplici: l’evitamento sì, la persona in virtù della paura decide di non guidare e di non mettersi più al volante oppure decide di non affrontare più determinate situazioni tipo: guidare in autostrada, apprezzare viadotti, ho strade poco frequentate. Un altro sintomo la vuoi guidare sono le sensazioni fisiche, quali sudorazione, tachicardia e sensazione di svenire.

Come già accennato, secondo la classificazione del DSM-5 (APA, 2013) l’aerofobia è classificata tra i disturbi d’ansia, nel gruppo delle fobie specifiche di tipo situazionale. La fobia è una paura intensa, di proporzioni eccessive rispetto allo stimolo che la provoca, non può essere spiegata razionalmente e determina lo sviluppo di comportamenti di evitamento. A differenza di quanto avviene per l’agorafobia o per la fobia sociale, nel caso della fobia specifica lo stimolo fobico è circoscritto ad un unico oggetto o situazione.

La fobia specifica può determinare uno stile di vita limitato o un’interferenza con certe attività. Nel caso dell’aerofobia, ad esempio, lo stimolo fobico può portare a problematiche sul luogo di lavoro, all’impossibilità di raggiungere luoghi lontani, di svago o appunto di lavoro. Gli aspetti psicologici con cui si entra in contatto nel prendere un aereo sono infatti molti e complessi. Alcuni ricercatori parlano di paura non tanto di morire quanto di abbandonare i propri cari, di ineluttabilità di fronte ad un incidente aereo dove inevitabile è la morte, incapacità di controllo e quindi di impotenza di fronte al mezzo (sindrome del passeggero) nonché di vero e proprio malessere fisico legato alla velocità, all’altitudine che vengono interpretate dal soggetto come vere e proprie sensazioni di morte (Siracusano, Niolu, 1999).

La paura di volare può manifestarsi all’improvviso o insorgere gradualmente. L’insorgenza improvvisa (acuta) è la meno frequente e si presenta sotto forma di attacco di panico o di forte crisi d’ansia subito prima del volo stesso. In questo modo, il soggetto riesce a fermarsi prima di intraprendere il volo e la  conseguente terribile esperienza. Nei casi più drammatici, per l’intensità dei sintomi provocati, la crisi acuta avviene durante il volo quando ormai è troppo tardi per poter tornare indietro ed è proprio questa perdita del controllo sulla situazione a rendere drammatica anche la rievocazione dell’episodio.

Le stesse considerazioni si possono fare comunque per i più frequenti episodi di aerofobia, ovvero quelli ad esordio graduale. In questi casi le persone raccontano che con il trascorrere del tempo, ogni volo diventa più spaventoso del precedente, accompagnato da una maggiore ansia e disagio fino all’insorgenza del vero e proprio evitamento (Siracusano, Niolu, 1999). Tra coloro che soffrono di fobia del volo, una piccola percentuale (circa il 10%) non ha mai volato prima. Quindi negli individui che appartengono a questo gruppo la fobia si è originata senza una diretta esposizione all’esperienza di volo e le persone tendono a giustificarla con una maggiore presa di consapevolezza del pericolo dovuta all’avanzare dell’età oppure dalla risonanza data dai mass media agli incidenti aerei (McLean, 1996).

La situazione in Italia

Da un’indagine Doxa condotta nel 2005, la percentuale di aerofobici presenti in Italia si aggira intorno al 50% della popolazione. Sempre secondo la Doxa, il 65% delle donne ha paura di volare mentre negli uomini la percentuale scende al 48%. Questo dato può essere comunque legato a fattori di tipo culturale – oltre che personale – come per esempio un diverso atteggiamento nei due sessi di fronte all’idea generale di paura che fa sì che gli uomini siano più reticenti ad ammettere tale emozione e a negare di avere bisogno di aiuto. Anche se la percentuale di chi ha volato almeno una volta è cresciuta dal 29 % al 37% negli ultimi anni, resta rilevante il problema sociale di quelli che non prenderanno “mai” l’aereo. Inoltre, di queste persone il 40% ammette di aver paura e il 10% dichiara che non prenderà più l’aereo; persino tra chi vola in modo abituale l’ansia è forte (25%). Nel nostro Paese il fenomeno della paura di volare risulta ancora poco studiato anche se, dal 1997 le compagnie aeree Alitalia e Lufthansa hanno iniziato ad organizzare corsi all’insegna della voglia di volare a cui hanno aderito molte persone. L’obiettivo di questi corsi e seminari non doveva essere quello di capire le motivazioni che sottendono la paura, quanto quello di arrivare a gestirne gli aspetti più eclatanti, fisici e psicologici; in altre parole, arrivare ad essere capaci di controllare la paura.

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