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Se la tiroide lavora troppo, attenzione al trattamento con lo iodio: aumenta il rischio di cancro

Nervosismo, ansia, aritmie cradiache, perdita di peso, sudorazione, difficoltà nel dormire. Sono i sintomi dell’ipertiroidismo, la patologia caratterizzata da una eccessiva presenza in circolo di ormoni tiroidei. Tra le soluzioni più diffuse c’è il trattamento con iodio radioattivo (iodio 131). La terapia funziona ma può avere gravi effetti collaterali a lungo termine. Secondo i ricercatori del National Cancer Institute (Nci), parte dei National Institutes of Health, l’assunzione prolungata di iodio 131, infatti, aumenta il rischio morte per vari tipi di tumori solidi, compreso il carcinoma mammario. Ogni mille pazienti trattati con dosaggi standard si verificano dai 20 ai 30 decessi in più provocati da tumori solidi. 

Lo studio pubblicato su JAMA Internal Medicine è stato condotto su 19mila persone affette da ipertiroidismo, tutte trattate con iodio radioattivo tra il 1946 e il 1964. Nessuna di loro era affetta da cancro all’inizio dell’indagine. 

Grazie a un nuovo sistema di analisi i ricercatori sono stati in grado di quantificare le dosi di radiazioni assorbite dai singoli organi o tessuti. 

Perché se è vero che la maggior parte delle radiazioni viene assorbita dalla ghiandola tiroidea,  è altrettanto vero che altri organi come il seno e lo stomaco sono esposti alla radiazione nel corso del trattamento

Ebbene, gli autori dello studio hanno osservato un’associazione tra il dosaggio delle radiazioni che colpiscono gli organi e la mortalità per un cancro sviluppato in quelle sedi. 

Secondo i calcoli degli scienziati ogni 100 milligray (unità di misura della dose di radiazione assorbita) si aumenta del 12 per cento il rischio di morte per un cancro al seno e del 5 per cento il rischio di non sopravvivere a un tumore solido di qualunque tipo. 

Per ogni mille pazienti di 40 anni con ipertiroidismo trattati con il dosaggio di radiazioni standard ci si aspetta un surplus di 19-32 morti per tumori solidi direttamente correlate alla terapia con iodio radioattivo.

Secondo le indagini epidemiologiche, negli Stati Uniti l’1,2 per cento della popolazione è affetta da ipertiroidismo. Trattandosi soprattutto di donne, i dati sull’associazione tra radiazioni e mortalità per cancro al seno sono particolarmente rilevanti. 

«Abbiamo riscontrato un aumento moderato dei rischi di morte per tumore solido in generale e per cancro al seno più specificamente, ma il trattamento a base di iodio radioattivo è ancora ampiamente utilizzato per l’ipertiroidismo. È importante quindi per i pazienti e i loro medici discutere dei rischi e benefici di ciascuna opzione terapeutica disponibile. I risultati del nostro studio possono contribuire a queste discussioni», ha dichiarato Cari Kitahara, principale autore dello studio. 

I ricercatori affermano che saranno necessarie ulteriori studi per valutare in maniera più precisa il rapporto rischio-beneficio delle radiazioni rispetto ad altre terapie disponibili per l’ipertiroidismo. Lo iodio radioattivo, usato sin dagli anni Quaranta del secolo scorso, è uno dei trattamenti più comunemente usati, ma non è l’unico. Tra le altre possibili soluzioni ci cono i farmaci anti-tiroidei e la chirurgia ( a cui si ricorre sempre meno). 

Gli scienziati riconoscono anche alcuni limiti della loro ricerca. Primo tra tutti il fatto che la struttura dei farmaci è notevolmente cambiata nel corso degli anni: non è possibile attribuire agli attuali medicinali lo stesso rischio a lungo termine di quelli precedenti senza sottoporli a nuove indagini. 

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