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Sea Watch, respinto il ricorso della Ong alla Corte europea. Salvini: «Anche Strasburgo ci dà ragione

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto il ricorso della Sea Watch che si era appellata alla Corte di Strasburgo per chiedere lo sbarco dei migranti che sono fermi a largo di Lampedusa da quasi due settimane.

«Anche la Corte Europea di Strasburgo conferma la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell’Italia: porti chiusi ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici. Meno partenze, meno sbarchi, meno morti, meno sprechi. Indietro non si torna». È il commento di Matteo Salvini.

Cedu chiede all’Italia di «dare assistenza necessaria»

Pur respingendo il ricorso della Ong, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha chiesto comunque all’Italia di «continuare a fornire tutta l’assistenza necessaria alle persone in situazione di vulnerabilità a causa dell’età o dello stato di salute che si trovano a bordo della nave». Lo ha reso noto la stessa Cedu in un comunicato.

L’esposto del garante dei detenuti

Il Garante dei detenuti ha presentato intanto un esposto alla procura di Roma per richiedere una verifica su «eventuali aspetti penalmente rilevanti» nel blocco della Sea Watch. «Il Garante non può né intende intervenire su scelte politiche che esulano dalla propria stretta competenza. Tuttavia, è suo dovere agire per fare cessare eventuali violazioni della libertà personale, incompatibili con i diritti garantiti dalla nostra Carta, e che potrebbero fare incorrere il Paese in sanzioni in sede internazionale», fa sapere il Garante in una nota.

Secondo il Garante «le persone e loro vite non possono mai divenire strumento di pressione in trattative e confronti tra Stati» e la «situazione in essere richiede la necessità di verificare se lo Stato italiano, attraverso le sue Autorità competenti, sta integrando una violazione dei diritti delle persone trattenute a bordo della nave»

La capitana sfida Salvini

La capitana Carola Rackete aveva annunciato di voler forzare il blocco navale imposto alla Sea Watch. La donna- che è al comando della nave della Ong con a bordo i 42 migranti soccorsi ormai tredici giorni fa – rompe gli indugi in un’intervista al quotidiano la Repubblica: «Entro nelle acque italiane e li porto in salvo a Lampedusa. Sto aspettando cosa dirà la Corte europea dei diritti dell’uomo. Poi non avrò altra scelta che sbarcarli lì».

Così Carola Rackete ha deciso di sfidare il ministro degli Interni Matteo Salvini, consapevole che, visto quanto previsto dal decreto Sicurezza bis, attraccare in un porto italiano potrebbe costare il sequestro della nave.

Fra i migranti a bordo, riferisce la capitana, anche tre minori di 11, 16 e 17 anni, che in Libia hanno subito abusi. «Il 14 giugno ho fatto richiesta al Tribunale dei minorenni di Palermo perché prendesse in carico il loro caso – sostiene ancora Rackete – Non mi ha risposto nessuno».

Le alternative? «Malta ha negato l’autorizzazione» e la Tunisia «non ha una normativa che tuteli i rifugiati». Quindi, la decisione di fare rotta su Lampedusa. Rackete sembra consapevole delle ripercussioni che la sua decisione potrebbe avere: «La mia scelta avrà conseguenze legali anche sul capo missione – riferisce sempre a la Repubblica – sul proprietario della nave e sulle persone di Sea Watch che a terra lavorano con noi. Rischiano di essere accusati di reati gravissimi».

Ma oltre che come comandante «che deve fare ciò che un capitano di nave non dovrebbe fare: cercare un porto di sbarco», Carola Rackete sente anche un dovere etico nei confronti dei naufraghi che ha soccorso, ragione per cui ha deciso tempo fa di dedicarsi all’attività sulle imbarcazioni delle Ong:
«La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, a 23 anni mi sono laureata. Sono bianca – continua – tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto, ho sentito l’obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità».

Salvini: «Possono stare lì fino a Natale»

Il ministro dell’Interno risponde alle parole della capitana della nave e ribadisce che la Sea Watch non sbarcherà in Italia: «In 13 giorni se avessero avuto veramente a cuore la salute dei migranti sarebbero andati e tornati dall’Olanda». E se il comandate si dirigesse verso Lampedusa, come annunciato, «scatterebbe il decreto sicurezza bis con il sequestro della nave e la multa fino a 50mila euro», ha annunciato Salvini.

L’appello dei migranti

«Non ce la facciamo più, qui siamo come in prigione, aiutateci a sbarcare presto, a mettere i piedi giù da questa barca». È l’appello lanciato dai migranti «stremati» che si trovano a largo di Lampedusa ormai da quasi due settimane. «Siamo tutti stanchi, esausti, stremati. Pensate ad una persona appena uscita di prigione e fuggita dalla Libia che ora si trova qui seduta o sdraiata», dice un migrante in un video postato su Facebook dal “Forum Lampedusa solidale”.

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