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Special – Stagione 1: recensione della serie Netlix – Cinematographe.it

GIUDIZIO CINEMATOGRAPHE – FILMISNOW

Venerdì 12 aprile, arriva su Netflix Special, commedia composta da 8 episodi, basata sul romanzo semi-autobiografico (pubblicato da Simon Schuster nel 2015) I’m Special: And Other Lies We Tell Ourselves. Ryan O’Connell è autore del romanzo, da cui ha tratto ispirazione per la sceneggiatura, è anche il protagonista oltre che produttore esecutivo al fianco di Jim Parsons (Sheldon Cooper in The Big Bang Theory), Eric Norsoph e Todd Spiewak. Special è la prima sit-com targata Netflix con un formato più corto rispetto alle altre serie comiche: ogni episodio dura solo 15 minuti.

SpecialStagione 1: una storia divertente, ma anche profonda su cosa voglia dire essere affetti da paralisi celebrale

“Ho una cosa, si chiama paralisi celebrale. [..] La paralisi celebrale è una disabilità causata da un danno al cervello avvenuto prima, dopo o durante il parto.“

Special è il racconto esilarante e commovente di un ragazzo omosessuale che convive con una lieve paralisi cerebrale; è questo il primo “problema” di Ryan. Lo dice chiaramente, è in un limbo, non è abbastanza “diverso” – guarda con “invidia” quelli che sono messi peggio di lui – e non è abbastanza “normale” – gli altri hanno paura di lui, lo guardano con compassione, lo prendono in giro. Si capisce dai primi minuti quale sarà la cifra di questa serie, il cinismo, un po’ sadico e crudele ma che fa sorridere con lui, e mai di lui, e anche commuovere.

Dopo un incidente Ryan decide di cambiare vita; “è venuto il momento di mettermi in gioco“, dichiara alla madre e inizia un tirocinio all’Eggwoke, una rivista online. Il ragazzo in redazione incontra l’”altro”, cosa che fino a ora gli era capitato a tratti – tutti fallimentari -, fa i conti con la sua disabilità e con ciò che non sa fare. Special parla di qualcosa che spesso erroneamente spaventa, con la forza dell’ironia, dimostrando quanto sia difficile per Ryan ciò che ha a che fare con la manualità, ma anche entrare in contatto con chi gli sta attorno e lo guarda in modo strano. I due poli di questo nuovo mondo sono: Olivia, il suo capo, e Kim, una delle blogger che con i suoi articoli fa più numeri. La prima è spietata, lo irride e lo deride per come è – definisce la sua andatura “la triste zoppia”-, la seconda invece è l’amica che tutti vorrebbero avere, è sicura (è interessante il racconto di una ragazza curvy che si ama e che esprime questo con ogni centimetro del suo corpo; “I nostri corpi li amiamo, è pazzesco“), sincera ed è sempre al fianco di Ryan per sostenerlo e aiutarlo.

SpecialStagione 1: una nuova nascita per un ragazzo che ha sempre vissuto a metà

Ryan si vergogna di ciò che è, non vuole dire a nessuno della sua malattia perché pensa che gli altri lo giudicherebbero; così quando Olivia crede che i suoi problemi dipendano dall’incidente avvenuto mesi prima, lui glielo fa credere. Per il ragazzo è più facile costruire un’altra identità invece di vivere la sua, preferisce che i colleghi pensino che la sua esistenza sia rovinata da un brutto incidente invece di far loro sapere della sua malattia. Può durare a lungo questa “finzione”? Forse no, soprattutto quando il giovane uomo incomincia a scoprire il mondo e a compiere piccoli passi verso l’indipendenza e la scoperta di sé. Ryan strappa con forza il cordone ombelicale che l’ha tenuto avvinto alla madre per molto tempo, spicca il volo anche cadendo, anche sbucciandosi le ginocchia proprio come i bambini quando provano ad andare con la bicicletta senza rotelle.

Andare a vivere da solo, avere il primo rapporto sessuale, avere un lavoro, raccontare, a poco a poco, la verità su chi si è veramente; sono queste le tappe che raggiunge Ryan e lo spettatore insieme a lui. Quando si trasferisce e organizza una piccola festa per dimostrare alle compagne di college cosa è riuscito a fare, Ryan, al settimo cielo, sbatte contro la dura realtà: in un primo momento accettano l’invito poi, invece, accampano delle scuse e non si presentano. Ancora una volta è Kim a salvarlo, dopo essere stata chiamata da lui, portando con sé molti amici – incontrerà in questa occasione il ragazzo di cui si innamorerà.

SpecialStagione 1: una serie in cui si ride, ma anche si riflette

“Non essere cattivo con te stesso“. Con queste parole Kim tenta di “educare” Ryan ad amarsi, cosa difficile per uno che non l’ha mai fatto, ancor di più se si vede diverso dagli altri, in un mondo di persone perfette, palestrate e magrissime – ne è un esempio la festa di Olivia. Quei personaggi vuoti e privi di empatia verso chiunque, perdono il loro “fascino” e il loro valore di simboli, diventando dei fantocci schiavi di mode, stili di vita, e a essere speciali sono invece Kim e Ryan. Se il protagonista non sa fare forse molte cose – non sa aprire le buste, fa fatica ad allacciarsi le scarpe – si mette però in gioco. Insiste, trova delle soluzioni (per montare i mobili della casa nuova chiama qualcuno che lo faccia per lui), e proprio nel momento in cui incomincia ad avere più sicurezza di sé, può aprirsi veramente a qualcuno.

Una delle tematiche più interessanti è quella legata alla sfera sessuale: Ryan, anche a causa dell’educazione asfissiante della madre che ha sempre temuto che gli potesse accadere qualcosa, non ha conosciuto l’amore, non è uscito con ragazzi, solo adesso inizia a prendere confidenza con i “sentimenti” e le “emozioni”. Tra app e un incontro a pagamento riesce a rompere un cerchio di paure e tensioni che lo hanno frenato fino ad ora; l’essere “confident” con il suo corpo, con le sue cicatrici, lo aiuterà ad avere coraggio. Come in un circolo virtuoso quando Ryan riesce a compiere un passo poi ne compirà subito un altro e un altro ancora.

Special è una serie bella, intensa in cui non c’è patetismo, ma la realtà di una condizione, in cui si ride anche quando forse verrebbe solo da piangere perché ciò che capita a tutti viene ingigantito da chi non si sente capito e apprezzato. Va avanti senza troppi giri di parole, racconta tutto senza timori, parla di sesso, della paura di uno che in una certa società potrebbe soccombere invece riesce a mettersi in carreggiata, del difficile rapporto con la madre, troppo presente ma anche necessaria, Special narra nello stesso momento i pensieri di quella madre che ha costruito la sua vita in funzione di quel figlio, ritenuto da lei troppo fragile per un mondo spesso spietato. Con l’immediatezza tipica di una certa commedia, Special perlustra le pieghe dell’animo del suo protagonista, ne indaga le storture, le “raddrizza” nel senso più genuino possibile raccontando le sue piccole o grandi conquiste.

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