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#welovesocial

Sono stanca di chiacchiere e fiumi di inchiostro contro i
social network, contro l’uso che facciamo dei nostri telefonini. Svegliatevi.
Il mondo è cambiato, è migliorato, è più comodo. Tutti quelli che rimpiangono i
bei tempi andati in cui i cellulari non c’erano ancora – o non avevano la
diffusione di oggi – in cui i rapporti umani non erano filtrati dai nuovi mezzi
di comunicazione, li prenderei e li abbandonerei in autostrada. Senza telefono
ovviamente. E vorrei ricordare loro quando si restava senza benzina nel
motorino, non si poteva chiamare nessuno – se non invocare a gran voce entità
ultraterrene – e non ti restava che spingere il mezzo fino al distributore. O
quando, per riuscire a parlare col tuo migliore amico, dovevi telefonare a casa
e subire l’interrogatorio del nonno sordo a cui urlare il tuo codice fiscale
per convincerlo che non eri un esattore delle tasse. O quando ti piaceva
qualcuno e per sapere se fosse impegnato dovevi assumere un investigatore
privato invece di aprire un attimo facebook.

Ancora ci sono personaggi strani che, con candore e insensato
orgoglio, affermano di non usare il telefono, se non per emergenza. Non
vogliono sentirsi schiavi della tecnologia – dicono – sono dei novelli bohémien,
che amano assaporare ciò che la vita gli offre così… senza filtri. Poveretti.
Magari in bagno leggono ancora le etichette del bagnoschiuma, per sapere l’ora
guardano l’orologio, nelle sale d’aspetto sfogliano una copia di Panorama del
2017 e scrivono i numeri nelle agendine logore. È difficile accettare questi
anacronismi: le persone oggi hanno una propria identità in virtù della
dimensione social.

Spesso chi dice di non essere presente su facebook o
instagram, mente. C’è eccome, ma con nomi fittizi. Magari ha un compagno
geloso, magari vuole condividere i link tipo monellina pensierosa o dolcissima
bastarda in pace senza che qualcuno la giudichi. Poi che male c’è, tutte ci
identifichiamo un po’ in Angelina Jolie col mitra in mano che dice frasi tipo se mi pesti i piedi ti crivello, sono
grandi verità che certe pagine ci offrono per mostrare a tutti la nostra forte
personalità. Suggerirei a queste persone di uscire dall’anonimato e abbandonare
il nome Aquila Bianca che gli indiani non ci sono già da un po’.

Ci sono poi i cauti social, quelli con una presenza
silenziosa, che quasi te lo dimentichi che ce l’hai tra i contatti. Postano una
volta ogni sei mesi e non mettono like a nessuno. Hanno un’unica foto, quella
del profilo, scattata dieci anni prima al matrimonio della cugina quando
l’estetista ha fatto trucco e parrucco anche ai parenti, con un pacchetto
completo in offerta. Ebbene, questa è gente pericolosa. Sono spioni social che
leggono tutto di tutti, osservano e prendono nota. Quando, dopo mesi di
silenzio, ricompaiono con un’originalissima frase di Bukowski, vengono accolti
con attestati di stima e simpatia, come fossero appena stati rilasciati
dall’anonima sequestri. Lo sappiamo che ci siete, non prendeteci per fessi.

Fra gli attivi social troviamo la categoria iocisonosoloperlavoro. Ed ecco che ci
tempestano di informazioni sulle loro attività, ma nulla sulla loro vita
privata. Apprezzo il fatto che vogliate condividere le vostre capacità, ma non me
ne frega un piffero che sapete fare gli orecchini con le perline se non mi fate
sapere neanche che avete fatto a Natale.

Troviamo poi i dolcissimi genitori social, quelli che ci allietano
con le documentazioni fotografiche dei figli dal primo vagito alla laurea. Il
piccolo e la prima pappa solida, il piccolo e la pupù liquida, il piccolo che
ha imparato a camminare, il piccolo che scompone l’atomo e così via. Alcuni di
loro evitano di mostrarci il visetto angelico dei pargoli e ci piazzano una
faccina gialla. È giusto, incontrandoli per strada potremmo riconoscerli e
disturbarli con slanci di ammirazione e richieste di autografi.

Veniamo ai normosocial, educati e perbene. Persone che
spargono like a destra e manca, che ci tengono a non perdere le amicizie.
Persone che conoscono il nuovo bon ton, che sanno che a tavola il telefonino va
alla sinistra del piatto, accanto al tovagliolo, che non disturbano nei luoghi
pubblici con fastidiose suonerie, ma hanno la buona creanza di sostituirle con un
pezzo di Cavalleria Rusticana, un
piacevole revival anni ‘80 o la hit del momento. Non sono cose lasciate al
caso, badate bene, c’è tutto un galateo degno di Donna Letizia. Ad esempio, se riesci a non rompere la frittata
girandola, devi condividere la tua destrezza e abilità postandoci la foto #gnamgnam. Allo stesso modo, se vai a
cena fuori, faccelo sapere, altrimenti potremmo immaginarti in vestaglia di
flanella a friggere spinacine mentre
guardi i titoli del Tg5. Noi del mondo civile social meritiamo di sapere che tuo
zio ha compiuto novant’anni, che sei andato sui colli con tuo cognato, che a
colazione non hai voluto il cacao sul cappuccino, che titroviqui in ospedale perché ti sei tagliato lavando il minipimer.
Perchè spendere cento euro di colpi di sole se non ti fai la foto col
parrucchiere, con l’hashtag newlook,
pure se sullo sfondo si vede la signora con i bigodini sotto il casco. Noi
siamo i tuoi contatti social, i tuoi amici, la tua grande famiglia. E come una
vera famiglia ci preoccupiamo: se una domenica non vediamo nessun vassoio di
dolci postato, pensiamo a un improvviso rialzo della glicemia, se lunedì
mattina non leggiamo #vogliadilavoraresaltamiaddosso,
immaginiamo un licenziamento in tronco, se venerdì sera non troviamo mani
smaltate che stringono bicchieri di #aperitivotime,
entriamo in ansia. Siate educati. Basta un selfie per tranquillizzarci, non
importa se siete in pigiama sul divano, con una banale #influenzavattenevia. A proposito di selfie, i programmi di
fotoritocco li sa usare pure mia nonna, quindi abbiate la bontà di tagliarvi
due fette di giro coscia e colorarvi un po’ l’incarnato. Se poi vi stirate
anche il contorno occhi, vi ringrazieremo. Magari non offendetevi se per strada
non vi riconosciamo, non è importante, se potrete sempre e comunque contare su
un nostro like.

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